Diario dall’Isola della Gonave

Mathias è il figlio quindicenne dei miei amici di Delmas 48, che a mia richiesta pazientemente mi ospitano. Parliamo di molti argomenti. La madre è particolarmente colpita dal divario culturale con il figlio: la diversa sostanza delle relazioni umane, soprattutto. Mi spiega, e siamo a Haiti, che dopo i social tutto è cambiato. I ragazzi hanno cambiato interessi.
 
– Secondo te sanno chi è Dostoevsky?
– Non sanno neanche chi erano i Beatles! Non sanno chi erano Stalin e Che Guevara!
– Non sanno niente?
– Sanno altre cose.
– Secondo te vivranno meglio o peggio, a causa di questo?
 
Compare Mathias. È un ragazzo molto carino e a modo. La madre si informa dell’andamento scolastico.
 
– Mathias
– Dimmi Janusz
– … a te piace leggere?
– Leggere cosa?
– Mah, libri.
– …
 
La morte dei libri è definitiva? Cosa è morto, esattamente? A me preoccupa soprattutto questo: chi aiuterà i giovani di domani a formulare le loro domande? È compito della nostra generazione sostenere la successiva, permetterle di stendere le ali e partire verso mete che noi non vedremo mai. Mi prende alla gola un pessimismo ingiustificato, dovuto alla apparente morte della cultura umana, come se noi sapessimo, senza poterli avvisare, che atterreranno in terre senza domande, senza ironia, senza profondità, senza modelli emotivi articolati: terre bruciate, inospitali, psichicamente inadatte a una buona vita. Grazie a Dio è solo l’invecchiare che mi rende noioso e cupo. Non è vero. Non è così. C’è nell’essere umano una pasta vitale che si ripresenta vergine con ogni nuova vita. Non fosse così, non avessero anche loro uguale accesso alla felicità, saremmo dei pazzi a illuderli. Dovremmo chiedere perdono , lasciare a se stessi il giovane Mathias, le migliaia di giovani per i quali lavoriamo alla Gonave.