Un giorno ad Haiti

L’uomo della lettera dell’altro giorno, nella quale chiedeva aiuto per la moglie, neo-mamma di due gemelli, stasera ha un nome e un volto. È un uomo minuto che ho ben presente. Credo faccia il pescatore. So che vive in miseria. È arrivato con suo padre, un uomo degno, tutto di un pezzo. Alla lettera che mi aveva scritto il figlio, una fra tante, non avevo dato un gran peso, il che ha quasi determinato una tragedia.

Da Evena apprendiamo che la ragazza sta molto male. Marito e padre hanno fatto una disperata colletta nel villaggio per portarla in ospedale. Il padre si è indebitato. È stato visto piangere, chiedere aiuto, fra i poveri, 5 gourde (7eurocent) alla volta.

Ancora ieri, avevo perplessità sulla mossa di portarla in ospedale, perché ora abbiamo un medico nel villaggio, che non mi risultava essere stato consultato. Al marito chiedo: il dr. Jimmy l’ha visitata? Non comprendo bene la risposta, in creolo stretto. Chiamo Jimmy.

– Sì, la conosco. Ho visto la ragazza per la prima volta due giorni fa, martedì.
– È?
– La ragazza si è presentata in condizioni difficili. Era piena di edemi e liquido in tutto il corpo.
– …
– La ragazza non respira bene. Il liquido sta iniziando a entrare nei polmoni. Rischia di riempirli.
– …
– Sarebbe la fine.
– …
– La medicina più importante mancava. L’ho fatta cercare in moto a Anse-à-Gallet.

Fanno sessanta chilometri di piste. Proviamo a immaginare questa moto, pagata di tasca del medico, senza consultare nessuno, perché io ero a Port-au-Prince. Motociclista che affronta un viaggio di sei ore, si presenta nel piccolo ospedale dove lo aspettano, prende le fiale, fa il pieno, riprende la pista, incrociando le dita di non avere forature o guasti.

– Arrivata ieri la medicina, le ho fatto subito una inezione, che ho ripetuto anche oggi. Questa iniezione dorebbe ridurre la ritenzione idrica, rendendo la ragazza trasportabile.
– La ragazza non è trasportabile?
– Non nelle attuali condizioni.

Domando: da dove arriva questa situazione?

– La neo-mamma era incinta. Per nove mesi non ha visto un medico, un ginecologo, un ecografo.
– Sembra un classico da queste parti.
– È andata a partorire in ospedale a Miraguan, scelta inusuale in questa zona, e ancor più inusuale per una che non si è fatta vedere da un medico per nove mesi.
– …
– Ma in ogni modo. In ospedale le fanno un cesareo, scoprendo l’esistenza (oppure a causa dell’esistenza) di due gemelli.

La lettera in effetti parlava di gemelli. Mi rendo conto adesso che non era la solita lettera: non parlava di una casa crollata, di stomaci vuoti, parlava di una persona che stava male!

Accantono questi pensieri. Le colpe, dopo. Adesso c’è l’emergenza.

La ragazza è giunta a termine senza sapere che erano in due? Una madre riesce a contare due teste che premono?

– Dopo qualche giorno la ragazza è stata dimessa. Il decorso post cesareo non è andato bene. Si è sviluppata un’infezione, e non so che altro. La ragazza non è trasportabile ed è a rischio vita.

A questa affermazione segue un silenzio di piombo. Maledetto io che ho preso la lettera sottogamba!

– …
– …
– Jimmy, che si fa?
– Sarebbe meglio se andasse in ospedale, appena le iniezioni hanno avuto effetto. Fra due o tre giorni dovrebbe essere trasportabile.
– In che ospedale?
– Un ospedale … Miraguan, Tit Goave, Gran Goave … uno di questi.
– Saprebbero trattare il suo caso?
– Oppure, meglio, all’ospedale generale di Port-au-Prince.
– Conosci qualcuno?
– … no … però è l’ospedale generale.
– No. Non mi piace quel posto – interviene Evena.
– Jimmy, se la mandiamo lì, potrai seguire la situazione al telefono?

Jimmy si schermisce. Non si era posto il problema. In tutto il mondo i medici sono così. Hanno delle protezioni psichiche, indispensabili per mantenere uno sguardo obiettivo. Nessun paziente è davvero una persona. Non sempre lo è.

– Jimmy, facciamo finta che si parli di tua sorella.
– …
– Che faresti per tua sorella?
– Messa così .. ci sono le strutture private.

Messa così. Nella sua testa vediamo Jimmy rifare alla velocità della luce tutto il percorso, i ragionamenti.

– Ma costano.
– È tua sorella. Dove la portiamo.
– Io …

Così ho semplificato la vita a Jimmy. Per lui diventa semplice mettere in ordine la strategia giusta.

– La ragazza deve assolutamente andare in un ospedale privato.
– …
– Per non rischiare una sottovalutazione deve assolutamente arrivarci accompagnata da me stesso.
– Quanto durerà la degenza?
– La degenza durerà … da una a due settimane
– …
– … salvo la necessità di operare.
– Di che cifre si parla? Devo creare un budget.

Pagare una degenza. Prima o poi doveva succedere. Temevo questa evoluzione. Qui tutti vogliono andare in ospedale. Tutti chiedono i soldi per farlo.

Confortante la presenza del dr. Jimmy, il quale sa realmente discriminare fra le situazioni.

– Non posso dire. L’internista, il ginecologo, magari il chirurgo. Chi può dirlo adesso.
– Un letto in ospedale privato costa da 300 a 500 dollari haitiani, al giorno – ci informa Evena. Da ventitré a trentanove dollari americani.

Temevo mi dessero queste risposte. Meglio così. Altrimenti che siamo venuti a fare. In ogni caso non c’è scelta.

– Va bene, – concludo – procediamo. – È tutto?
– Anouch, ai bambini va acquistato e dato il latte in polvere 1-6 mesi.
– Ok.
– La mamma avrà bisogno di vestiti e altro.
– Mme Evena, ti occupi di tutto tu.

È la svolta. Lo comprende sia Evena, che mi conosce bene, sia Jimmy, che sta imparando a conoscermi.

Evena si rivolge a marito e padre. Ai due uomini spiega che la ragazza andrà in ospedale, accompagnata dal dr. Jimmy. GasMuHa si farà carico di tutto.

I due uomini ancora non sorridono. Immagino arrivino da giorni troppo drammatici per potersi vedere fuori dai guai in due minuti. Inoltre, non è detto che la ragazza ce la faccia.

Domando: qualcuno la accompagnerà in ospedale a Port-au-Prince? Dicono lui, il marito. I figli a chi saranno affidati? I due uomini si guardano, come se non ci avessero pensato, o come se la risposta fosse ovvia. Se comprendo bene, li affideranno a qualche donna del clan.

– In questi giorni abbiamo contratto un prestito con la banca. Abbiamo raggiunto il limite.
– Vedremo dopo. Ora pensate a lei e ai bambini.

La riunione è terminata. Mi sento in colpa per non aver preso sul serio la lettera. Trovo anche duro ammettere che nel normale ordine delle cose, qui al villaggio, la ragazza non avrebbe trovato cure come quelle che avrà, che forse le salveranno la vita. Sono disposto a qualunque gesto per aiutarla. Ma i gesti hanno un limite. In questi anni ho ascoltato infinite storie di missioni che hanno dovuto dire di no a richieste anche molto fondate e serie. Per lei, attingerò ai fondi destinati ai prossimi due acquedotti. Ci vorrà un’anima pia per ripristinarli.

C’è anche una questione prospettica. GasMuHa sta dando vita a un precedente non da poco: stiamo agendo da INPS per una specifica persona, il che significa che da domani avremo mezza isola alla porta, chiedendo aiuto per questo o quel malato. A qualcuno non potremo dire di no.

Tutto questo è accettabile? È eccessivo? Vivo qui in una discreta tensione. Devo stabilire un limite? Devo abbassare l’asticella?

Non ho mai cercato la tranquillità. Non inizierò adesso. Se il Signore chiede questo, lo seguirò come al solito, e vedremo in che mari sorprendenti ci porterà.